Che posizione avete
in merito alla clonazione di embrioni umani anche solo a scopo scientifico?
Grazie, a presto!
Per il mondo cristiano, la clonazione umana e mettersi al posto della creazione di Dio, cioè l'uomo che prende il posto del Creatore?
La Chiesa avvicina l’argomento
della clonazione non perché è preoccupata che l’uomo prenda
il posto di Dio, ma perché, semmai, è preoccupata dell’uomo,
oggetto della clonazione. A dire, il vero le riserve nei confronti della
clonazione provengono anche da diversi organismi nazionali ed esteri.
Il Parlamento europeo ha
approvato il 7 settembre un’importante risoluzione sulla clonazione umana.
Il testo è molto significativo perché prende direttamente
posizione nei confronti del governo del Regno Unito, il quale ha proposto
di autorizzare l’utilizzo di embrioni creati mediante la tecnica di sostituzione
dei nuclei cellulari, cioè, mediante clonazione. Come si sa, la
scelta inglese ha trovato buona accoglienza anche in Italia da parte del
prof. U. Veronesi, Ministro della Sanità.
Il documento europeo si
apre con un’affermazione di capitale importanza: “la dignità umana
e il conseguente valore di ciascun essere umano sono gli obiettivi primari
degli Stati membri, come sancito da molte moderne costituzioni” (A).
Al primo posto c’è
dunque l’uomo, valore supremo da tutelare e da promuovere. Per questo la
ricerca medica, quando viene applicata all’uomo, “deve essere controbilanciata
da rigorose limitazioni etiche e sociali” (B). Le necessarie indicazioni
etiche costituiscono un appello al ricercatore affinché realizzi
costantemente l’autentico bene dell’uomo.
Da ciò consegue
che il fine della ricerca scientifica in campo medico non può essere
né il progresso, né il bene dell’umanità. Fine della
ricerca è il bene dell’uomo, nella sua dimensione spirituale e corporale,
e il bene di ogni uomo, sia embrione, sia debole, sia anziano.
Davanti alla decisione
del governo inglese di ricorrere alla clonazione per guarire alcune malattie,
il Parlamento europeo ricorda che “vi sono metodi alternativi (…) come
ad esempio le tecniche che implicano l’estrazione di cellule staminali
da individui adulti o dal cordone ombelicale dei neonati” (C). Pertanto,
la scelta non è tra malattia inguaribile e la clonazione umana,
ma tra la clonazione umana ed altre vie.
Colpisce il fatto che,
al fine di far accettare alla gente comune la scelta della clonazione,
alcuni, poco onestamente, hanno aggiunto l’aggettivo “terapeutico”. A volte
le parole hanno un fascino notevole: un intervento “terapeutico” automaticamente
diviene qualcosa di buono, di giusto, qualcosa da fare. Così, in
Italia si parla frequentemente di aborto “terapeutico”, come fosse una
scelta buona.
Il Parlamento europeo invita
alla chiarezza: “non vi è alcuna differenza tra clonazione a fini
terapeutici e clonazione a fini di riproduzione e qualsiasi allentamento
del divieto attuale creerà pressioni per ulteriori sviluppi nella
produzione e nell’utilizzo di embrioni” (H). Clonazione resta “la creazione
di embrioni umani con lo stesso patrimonio genetico di un altro essere
umano vivente o morto in qualsiasi stadio del suo sviluppo senza distinzione
possibile per quanto riguarda il metodo seguito” (I).
La clonazione, meta che
oggi sembra così vicina, rappresenta “un passo senza ritorno” (2)
ed è in contrasto con l’orientamento generale adottato dall’Unione
europea, la quale s’impegna perché i diritti dell’uomo, il rispetto
della dignità e della vita umana diventino l’obiettivo costante
dell’attività politica e legislativa dei singoli Stati.
Alla luce di tali premesse,
il testo esprime la sua condanna assoluta su tale materia. Il Parlamento
europeo domanda espressamente al governo inglese di “rivedere la propria
posizione sulla clonazione di embrioni umani e chiede agli onorevoli membri
del Parlamento del Regno Unito di (…) respingere la proposta di autorizzare
la ricerca che fa uso di embrioni creati mediante trasferimento del nucleo
cellulare” (3).
All’Italia e a tutti gli
Stati membri il Parlamento domanda di “introdurre normative vincolanti
che vietino tutte le forme di ricerca su qualsiasi tipo di clonazione umana
sul loro territorio e prevedano sanzioni penali per ogni tipo di violazione”
(4).
Chiusa la strada della
clonazione, occorre vedere quali altre siano percorribili; il testo domanda
di favorire - con ogni sforzo politico, legislativo e scientifico – la
via di quelle “terapie che impiegano cellule staminali derivate da soggetti
adulti” (5).
Infine, la risoluzione
domanda, ancora una volta, che le tecniche di fecondazione assistita non
producano embrioni soprannumerari, i quali costituiscono oggi una facile
preda. Si è infatti detto che, dal momento che ci sono e nessuno
li cerca più, possono essere destinati alla sperimentazione. E in
Italia, a causa della mancanza di una legge specifica, ogni giorno continuano
ad essere prodotti embrioni in sovranumero.
Certamente, il testo di
Strasburgo è molto vicino al Magistero della Chiesa cattolica. Proprio
nei giorni scorsi Giovanni Paolo II aveva invitato il mondo della ricerca
medica ad “evitare sempre quei sentieri che non rispettano la dignità
e il valore della persona” come, appunto, “eventuali progetti o tentativi
di clonazione umana, allo scopo di ottenere organi da trapiantare” (Discorso,
29/08/00).
Invece, meraviglia non
poco l’atteggiamento del Ministro della Sanità, che il giorno stesso
dell’approvazione della risoluzione da parte del Parlamento europeo ha
annunciato l’intenzione di costituire una commissione per valutare l’opportunità
di seguire anche nel nostro Paese la via inglese!
Meraviglia non solo perché
si discosta da quelle autorevoli indicazioni, ma anche perché in
Italia esiste già un organismo con tali funzioni: il Comitato Nazionale
per la Bioetica, il quale, da sempre contrario alla clonazione, ne ha recentemente
ribadita la condanna per bocca del prof. G. Berlinguer, suo Presidente.