ARGOMENTO: CLONAZIONE
PAROLA CHIAVE: CHE COSA NE PENSA L'EUROPA

Che posizione avete in merito alla clonazione di embrioni umani anche solo a scopo scientifico?
Grazie, a presto!

Raimondo, Dirigente aziendale, Milano
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Per il mondo cristiano, la clonazione umana e mettersi al posto della creazione di Dio, cioè l'uomo che prende il posto del Creatore?

Antonio P., Impiegato, Torino

La Chiesa avvicina l’argomento della clonazione non perché è preoccupata che l’uomo prenda il posto di Dio, ma perché, semmai, è preoccupata dell’uomo, oggetto della clonazione. A dire, il vero le riserve nei confronti della clonazione provengono anche da diversi organismi nazionali ed esteri.
Il Parlamento europeo ha approvato il 7 settembre un’importante risoluzione sulla clonazione umana. Il testo è molto significativo perché prende direttamente posizione nei confronti del governo del Regno Unito, il quale ha proposto di autorizzare l’utilizzo di embrioni creati mediante la tecnica di sostituzione dei nuclei cellulari, cioè, mediante clonazione. Come si sa, la scelta inglese ha trovato buona accoglienza anche in Italia da parte del prof. U. Veronesi, Ministro della Sanità.
Il documento europeo si apre con un’affermazione di capitale importanza: “la dignità umana e il conseguente valore di ciascun essere umano sono gli obiettivi primari degli Stati membri, come sancito da molte moderne costituzioni” (A).
Al primo posto c’è dunque l’uomo, valore supremo da tutelare e da promuovere. Per questo la ricerca medica, quando viene applicata all’uomo, “deve  essere controbilanciata da rigorose limitazioni etiche e sociali” (B). Le necessarie indicazioni etiche costituiscono un appello al ricercatore affinché realizzi costantemente l’autentico bene dell’uomo.
Da ciò consegue che il fine della ricerca scientifica in campo medico non può essere né il progresso, né il bene dell’umanità. Fine della ricerca è il bene dell’uomo, nella sua dimensione spirituale e corporale, e il bene di ogni uomo, sia embrione, sia debole, sia anziano.
Davanti alla decisione del governo inglese di ricorrere alla clonazione per guarire alcune malattie, il Parlamento europeo ricorda che “vi sono metodi alternativi (…) come ad esempio le tecniche che implicano l’estrazione di cellule staminali da individui adulti o dal cordone ombelicale dei neonati” (C). Pertanto, la scelta non è tra malattia inguaribile e la clonazione umana, ma tra la clonazione umana ed altre vie.
Colpisce il fatto che, al fine di far accettare alla gente comune la scelta della clonazione, alcuni, poco onestamente, hanno aggiunto l’aggettivo “terapeutico”. A volte le parole hanno un fascino notevole: un intervento “terapeutico” automaticamente diviene qualcosa di buono, di giusto, qualcosa da fare. Così, in Italia si parla frequentemente di aborto “terapeutico”, come fosse una scelta buona.
Il Parlamento europeo invita alla chiarezza: “non vi è alcuna differenza tra clonazione a fini terapeutici e clonazione a fini di riproduzione e qualsiasi allentamento del divieto attuale creerà pressioni per ulteriori sviluppi nella produzione e nell’utilizzo di embrioni” (H). Clonazione resta “la creazione di embrioni umani con lo stesso patrimonio genetico di un altro essere umano vivente o morto in qualsiasi stadio del suo sviluppo senza distinzione possibile per quanto riguarda il metodo seguito” (I).
La clonazione, meta che oggi sembra così vicina, rappresenta “un passo senza ritorno” (2) ed è in contrasto con l’orientamento generale adottato dall’Unione europea, la quale s’impegna perché i diritti dell’uomo, il rispetto della dignità e della vita umana diventino l’obiettivo costante dell’attività politica e legislativa dei singoli Stati.
Alla luce di tali premesse, il testo esprime la sua condanna assoluta su tale materia. Il Parlamento europeo domanda espressamente al governo inglese di “rivedere la propria posizione sulla clonazione di embrioni umani e chiede agli onorevoli membri del Parlamento del Regno Unito di (…) respingere la proposta di autorizzare la ricerca che fa uso di embrioni creati mediante trasferimento del nucleo cellulare” (3).
All’Italia e a tutti gli Stati membri il Parlamento domanda di “introdurre normative vincolanti che vietino tutte le forme di ricerca su qualsiasi tipo di clonazione umana sul loro territorio e prevedano sanzioni penali per ogni tipo di violazione” (4).
Chiusa la strada della clonazione, occorre vedere quali altre siano percorribili; il testo domanda di favorire - con ogni sforzo politico, legislativo e scientifico – la via di quelle “terapie che impiegano cellule staminali derivate da soggetti adulti” (5).
Infine, la risoluzione domanda, ancora una volta, che le tecniche di fecondazione assistita non producano embrioni soprannumerari, i quali costituiscono oggi una facile preda. Si è infatti detto che, dal momento che ci sono e nessuno li cerca più, possono essere destinati alla sperimentazione. E in Italia, a causa della mancanza di una legge specifica, ogni giorno continuano ad essere prodotti embrioni in sovranumero.
Certamente, il testo di Strasburgo è molto vicino al Magistero della Chiesa cattolica. Proprio nei giorni scorsi Giovanni Paolo II aveva invitato il mondo della ricerca medica ad “evitare sempre quei sentieri che non rispettano la dignità e il valore della persona” come, appunto, “eventuali progetti o tentativi di clonazione umana, allo scopo di ottenere organi da trapiantare” (Discorso, 29/08/00).
Invece, meraviglia non poco l’atteggiamento del Ministro della Sanità, che il giorno stesso dell’approvazione della risoluzione da parte del Parlamento europeo ha annunciato l’intenzione di costituire una commissione per valutare l’opportunità di seguire anche nel nostro Paese la via inglese!
Meraviglia non solo perché si discosta da quelle autorevoli indicazioni, ma anche perché in Italia esiste già un organismo con tali funzioni: il Comitato Nazionale per la Bioetica, il quale, da sempre contrario alla clonazione, ne ha recentemente ribadita la condanna per bocca del prof. G. Berlinguer, suo Presidente.