ARGOMENTO:
GENETICA
PAROLA
CHIAVE: C'E' UN LIMITE ALLA RICERCA?
All'inizio di maggio
si e saputo che sono nati alcuni bambini mediante una nuova tecnica di
ingegneria genetica. Di che cosa si tratta? Che cosa ne pensate? Esiste
un limite alla ricerca o tutto e possibile? Grazie.
Giulio
P., tecnico, Genova.
Trenta
bambini sono nati grazie ad una nuova tecnica di fecondazione artificiale:
nuova, ma davvero shockante. Infatti si è saputo che al St. Barnaba
Institute for Reproductive Medicine del New Jersey (USA) alcuni ricercatori
hanno permesso a donne sterili, a causa di un difetto degli ovociti, di
avere dei figli. La procedura, definita "ooplastic transfer", è
teoricamente semplice, perché si è intervenuto con la sostituzione
dei mitocondri cellulari difettosi, responsabili della sterilità.
La cellula uovo, come ogni altra cellula, è costituita da un nucleo
che è attorniato da numerosissimi organelli denominati mitocondri:
nucleo e mitocondri sono racchiusi dalla membrana cellulare ed insieme
formano l'ovocita.
I
ricercatori hanno prelevato alcuni mitocondri dagli ovuli di donne sane
e li hanno trasferiti nelle cellule di donne infertili. Successivamente
è avvenuta la fecondazione - in vivo o in vitro - e quelle donne
hanno potuto avere un bambino. A quei ricercatori deve essere apparso come
un notevole progresso della scienza, ma da molte parti si sono alzate voci
allarmate per il nuovo limite etico superato. Infatti, i mitocondri sono
piccole strutture che contengono geni, e quindi DNA, e trasmettono dalla
madre al figlio i cosiddetti caratteri ereditari: inserire nuovi mitocondri
nella cellula uovo comporta conferire nuovi caratteri al figlio.
Siamo
giunti alla tanto temuta genetica alterativa? Alla fine anche l'uomo è
stato geneticamente modificato come alcune specie vegetali? R. Colombo
docente, dell'Università Cattolica, ha giustamente precisato che
non ci troviamo di fronte ad un interevento di ingegneria genetica alterativa,
perché non è stato modificato alcun gene. Tuttavia, egli
stesso ha aggiunto che l'esperimento resta ugualmente grave da un punto
di vista scientifico ed etico. In definitiva, quel figlio si trova ad avere
un padre e due madri biologiche, perché il suo DNA mitocondriale
e, pertanto, i suoi geni risultano composti da quello di due donne oltre
che da quello del padre.
La
comunità scientifica internazionale ha accolto con grande severità
il nuovo intervento del New Jersey perché non c'è nessuna
prova che questo sia un possibile trattamento valido per la sterilità
femminile. Secondo lo scienziato inglese Winston è assai pericoloso
introdurre in un individuo una parte estranea di DNA, cioè di un
segmento d'informazioni genetiche che potrà essere trasmesso alle
future generazioni.
In
Italia, secondo G. Berlinguer, presidente del Comitato Nazionale per la
Bioetica, determinare le caratteristiche che entrano nel patrimonio genetico
di una persona e che verranno trasmesse anche alle generazioni future contrasta
con la libertà e la dignità umana. Preoccupato è anche
R. Colombo per il quale c'è il rischio che i geni mitocondriali,
dopo quell'intervento, risultino sbilanciati e divengano la causa di malattie
riguardanti l'apparato muscolare e neurologico. In altre parole, non siamo
sicuri che quei bambini siano in realtà sani.
Ora,
al di là di tutte le censure etiche e scientifiche, l'esperimento
del New Jersey resta paradigmatico perché pone una domanda fondamentale:
si deve porre un limite alla ricerca? La domanda è di grande attualità,
perché recentemente in Italia un partito politico ha messo nei suoi
programmi proprio l'impegno a liberalizzare, più di quello che non
sia già, la ricerca scientifica. Dal momento, poi, che l'aspirazione
alla libertà - in qualunque senso sia orientata - trova sempre sostenitori,
alte cariche dello Stato si sono mostrate solidali con questa istanza.
Che
cosa rispondiamo? Con realismo affermiamo che, da un punto di vista etico,
la ricerca non è un fatto di per sé neutro. È un agire
già buono o cattivo in partenza, perché è specificato
dai mezzi scelti ed è sempre carico di conseguenze. H. Jonas, filosofo
contemporaneo, ha fatto chiarezza su questo punto perché ha dichiarato
che la ricerca scientifica di oggi è radicalmente diversa da quella
del passato: ieri si poteva, forse, conoscere in teoria e, poi, verificare
nella pratica le proprie teorie. Oggi, no! Infatti si conosce applicando
e coinvolgendo molte volte l'uomo in tali studi.
Jonas
invitava i ricercatori ad assumere una grande prudenza, perché -
diceva - tante volte si arriva ad un punto delle proprie sperimentazioni
dove essi avvertono che si può ancora proseguire, ma per il bene
dell'uomo, presente e futuro, devono decidere di fermarsi. Al mondo scientifico
è richiesta una grande responsabilità per distinguere ciò
che è tecnicamente possibile, da ciò che è moralmente
bene; ancora, è richiesta una moderazione non solo nel volere fare,
ma anche nel voler conoscere a tutti i costi.
In
questo senso la ricerca scientifica ha e deve avere un limite, perché
lucidamente s'interroga se stia promovendo davvero il bene dell'uomo e
di ogni uomo o, se al contrario, ne offenda la dignità, anche solo
di alcuni. Allora, il giudizio etico non è qualcosa di cosmetico
o di fastidioso, aggiunto dall'esterno, ma appartiene alla verità
stessa della ricerca e rivela la sua fedeltà all'uomo.
Negare
un limite antropologico ed etico alla ricerca significa consegnare nelle
mani di pochi un potere assoluto nei confronti dei più indifesi,
quali sono per esempio gli embrioni.