ARGOMENTO: MAGISTERO
PAROLA CHIAVE: QUALE MODELLO?

Nella Veritatis Splendor (capitolo I, par. 10) si dice che Dio continua a rimanere il "modello" dell'agire morale. Ma come possiamo prendere come modello un essere che punisce i figli per le colpe dei padri (come e detto chiaramente in Esodo 20,5-6, e come si evince anche da II Re 5,26-27)?
Distinti saluti.  

Mario Franco C., Napoli, informatico.

L'annuncio fondamentale della Sacra Scrittura è che Dio ama gli uomini e per loro dispiega un meraviglioso progetto, quale è quello della Storia della Salvezza: Dio crea per amore, dona all'uomo tutta la Creazione con ogni bene. L'uomo fin da subito non contraccambia questo amore, ma, volendo essere come Dio, disobbedisce all'unico comando ricevuto, quello circa la conoscenza del bene e del male: vuole essere lui a decidere in modo autonomo che cosa sia il bene e che cosa sia il male: l'esito di tutto questo è la rottura dell'unità interna al cuore stesso dell'uomo (si vergogna di se stesso) e la perdita della comunione con le altro: la moglie, il fratello, il proprio simile, l'ambiente.. La disobbedienza di Adamo è il primo peccato ed è il peccato che si rinnova nella vicenda degli uomini. Ora, la Sacra Scrittura, quasi per riflesso, si occupa del peccato e ne insegna la gravità: lo stesso agire di Dio, presentato con antropoformismi, denuncia questo aspetto. In Esodo leggiamo: "Io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandi" (20, 5-6). Queste parole, pronunciate nel contesto dell'alleanza sinaitica, costituiscono un forte invito a lasciare la via delle infedeltà per scegliere definitivamente il bene. Soprattutto rivelano che l'amore e la misericordia di Dio sono ben più "estese" che non la sua ira. Che cosa insegna questo all'agire morale? Dio resta il modello dell'agire morale in quanto si mostra misericordioso verso tutti gli uomini: egli è perfetto - e quindi da imitare - perché ama indistintamente tutti. La sua fedeltà al bene, la sua dedizione agli uomini, fino a donare il Suo Figlio, costituiscono degli inviti per ogni credente.