ARGOMENTO: TRAPIANTO D’ORGANI
PAROLA CHIAVE: NUOVA LEGGE

Ho visitato il Vostro sito e lo ritengo uno strumento molto prezioso. Nel forum non riesco a trovare niente in risposta ad una mia domanda: qual e la posizione della Chiesa sulla donazione di organi e sulla recente legge approvata, mi sembra, l'anno scorso? Personalmente, sono sempre rimasto perplesso dal fatto che gli organi vengono donati, in qualche modo, prima del decesso vero e proprio. Grazie per l'attenzione.
Cordiali saluti ed auguri.
 

Riccardo M., insegnante, Varese.
 

Il tema bioetico dei trapianti si è, ultimamente, imposto all’opinione pubblica a motivo della recente consultazione mediante la quale ogni cittadino è invitato ad esprimere il proprio parere, per scegliere se divenire potenziale donatore in caso di morte. L’importanza di questa scelta è stata anche sottolineata nel mese di maggio dalla celebrazione della terza Giornata nazionale per la donazione e il trapianto degli organi.
 A dire il vero, sono ancora diffusi tra la gente incertezze e dubbi, e molti s’interrogano sulla valutazione morale di questi interventi.
È un dato di fatto che il progresso della medicina e della chirurgia dei trapianti consente oggi la cura e la guarigione di molti malati che fino a poco tempo fa potevano attendersi solo la morte o, nei migliori dei casi, un prolungamento della vita doloroso e limitato. Ancora una volta, dobbiamo ricordare che la pratica medica permette di realizzare un bene per l’uomo e di migliorare sensibilmente la giusta qualità della vita. Donare gli organi è un nuovo ed autentico “servizio alla vita”, reso possibile dall’odierna medicina.
Se questo è il valore morale e religioso del trapianto d’organi , occorre aggiungere che devono essere rispettate alcune condizioni, relative al donatore e agli organi donati ed impiantati. Nell’intento di non esaurire l’argomento, che è pur sempre complesso per le questioni scientifiche e giuridiche implicate, affrontiamo almeno qualche aspetto.
Innanzitutto, la bioetica ricorda che occorre tutelare la persona che dona un organo o un tessuto: ogni trapianto comporta un espianto che menoma in qualche modo l’integrità fisica del donatore. Al riguardo, valutiamo eticamente i trapianti “omoplastici”: da donatore a ricevente. Il principio generale è quello ricordato nel 1991 da Giovanni Paolo II ai partecipanti al Primo Congresso Internazionale di organi: “una persona può donare soltanto ciò di cui può privarsi senza serio pericolo per la propria vita o identità personale, e per una giusta e proporzionata ragione”. A questo aggiungiamo la necessità che il donatore abbia espresso un autentico “consenso informato”, cioè abbia ricevuto le debite informazioni sui rischi ai quali andrà incontro e li abbia consapevolmente accettati. Inoltre, il suo gesto deve essere motivato da autentica solidarietà umana e cristiana e non da interessi meno nobili.
Diverso è il caso in cui il donatore sia morto e diviene possibile l’espianto di organi vitali come il cuore o i polmoni. Quali sono i criteri etici che garantiscono che quell’intervento medico rimanga moralmente buono e non sia una violenza? La questione fondamentale è quella di accertare la morte cerebrale del donatore, che consiste nella cessazione irreversibile di tutte le funzione dell’encefalo (corteccia e tronco). Quando la morte cerebrale totale è stata constatata con certezza, cioè mediante le dovute verifiche previste dalla legge, è lecito procedere al prelievo degli organi, anche se apparentemente altri organi sono ancora funzionanti.
Aggiungiamo che, in questo ultimo caso, deve essere chiara l’intenzione del soggetto: fino ad oggi di questa se ne facevano interpreti i parenti (moglie, convivente “more uxorio”, figli, genitori) i quali venivano interrogati dall’équipe medica. Da oggi lo Stato domanda ad ogni cittadino di dichiararsi in anticipo favorevole o meno alla donazione dei propri organi, in caso di morte. Ciascuno può rispondere tramite la scheda consegnata recentemente, mantenendo la facoltà di modificare opinione in qualunque momento. Nel caso non si risponda a tale consultazione la legge, quando sarà operativa, prevede che il silenzio corrisponde all’assenso e si divenga così donatori potenziali.
Per molti questa consultazione è un’occasione per riflettere su un aspetto dell’esistenza umana che il più delle volte viene accantonato: quello del morire. Superato il blocco psicologico e sociologico che ha portato a nascondere la morte, siamo invitati a pensare con anticipo alla possibilità di offrire al momento della nostra morte, senza alcuna ricompensa, una parte del nostro corpo a qualcuno, che grazie a noi potrà probabilmente recuperare il benessere e la salute. Grazie al progresso biomedico possiamo vivere, oltre la morte, la nostra dimensione oblativa e la capacità di farci dono per il prossimo. Questo – ha ricordato Giovanni Paolo II – è “un atto di grande amore, quell’amore che dà la vita per gli altri”.
 In questo gesto, l’operatore sanitario è chiamato a divenire, in modo responsabile, mediatore di una donazione umana: tramite lui si celebra un atto d’amore, compiuto da una persona, affinché un altro possa vivere.