Ho visitato il Vostro
sito e lo ritengo uno strumento molto prezioso. Nel forum non riesco a
trovare niente in risposta ad una mia domanda: qual e la posizione della
Chiesa sulla donazione di organi e sulla recente legge approvata, mi sembra,
l'anno scorso? Personalmente, sono sempre rimasto perplesso dal fatto che
gli organi vengono donati, in qualche modo, prima del decesso vero e proprio.
Grazie per l'attenzione.
Cordiali saluti ed
auguri.
Il tema bioetico dei trapianti
si è, ultimamente, imposto all’opinione pubblica a motivo della
recente consultazione mediante la quale ogni cittadino è invitato
ad esprimere il proprio parere, per scegliere se divenire potenziale donatore
in caso di morte. L’importanza di questa scelta è stata anche sottolineata
nel mese di maggio dalla celebrazione della terza Giornata nazionale per
la donazione e il trapianto degli organi.
A dire il vero, sono
ancora diffusi tra la gente incertezze e dubbi, e molti s’interrogano sulla
valutazione morale di questi interventi.
È un dato di fatto
che il progresso della medicina e della chirurgia dei trapianti consente
oggi la cura e la guarigione di molti malati che fino a poco tempo fa potevano
attendersi solo la morte o, nei migliori dei casi, un prolungamento della
vita doloroso e limitato. Ancora una volta, dobbiamo ricordare che la pratica
medica permette di realizzare un bene per l’uomo e di migliorare sensibilmente
la giusta qualità della vita. Donare gli organi è un nuovo
ed autentico “servizio alla vita”, reso possibile dall’odierna medicina.
Se questo è il valore
morale e religioso del trapianto d’organi , occorre aggiungere che devono
essere rispettate alcune condizioni, relative al donatore e agli organi
donati ed impiantati. Nell’intento di non esaurire l’argomento, che è
pur sempre complesso per le questioni scientifiche e giuridiche implicate,
affrontiamo almeno qualche aspetto.
Innanzitutto, la bioetica
ricorda che occorre tutelare la persona che dona un organo o un tessuto:
ogni trapianto comporta un espianto che menoma in qualche modo l’integrità
fisica del donatore. Al riguardo, valutiamo eticamente i trapianti “omoplastici”:
da donatore a ricevente. Il principio generale è quello ricordato
nel 1991 da Giovanni Paolo II ai partecipanti al Primo Congresso Internazionale
di organi: “una persona può donare soltanto ciò di cui può
privarsi senza serio pericolo per la propria vita o identità personale,
e per una giusta e proporzionata ragione”. A questo aggiungiamo la necessità
che il donatore abbia espresso un autentico “consenso informato”, cioè
abbia ricevuto le debite informazioni sui rischi ai quali andrà
incontro e li abbia consapevolmente accettati. Inoltre, il suo gesto deve
essere motivato da autentica solidarietà umana e cristiana e non
da interessi meno nobili.
Diverso è il caso
in cui il donatore sia morto e diviene possibile l’espianto di organi vitali
come il cuore o i polmoni. Quali sono i criteri etici che garantiscono
che quell’intervento medico rimanga moralmente buono e non sia una violenza?
La questione fondamentale è quella di accertare la morte cerebrale
del donatore, che consiste nella cessazione irreversibile di tutte le funzione
dell’encefalo (corteccia e tronco). Quando la morte cerebrale totale è
stata constatata con certezza, cioè mediante le dovute verifiche
previste dalla legge, è lecito procedere al prelievo degli organi,
anche se apparentemente altri organi sono ancora funzionanti.
Aggiungiamo che, in questo
ultimo caso, deve essere chiara l’intenzione del soggetto: fino ad oggi
di questa se ne facevano interpreti i parenti (moglie, convivente “more
uxorio”, figli, genitori) i quali venivano interrogati dall’équipe
medica. Da oggi lo Stato domanda ad ogni cittadino di dichiararsi in anticipo
favorevole o meno alla donazione dei propri organi, in caso di morte. Ciascuno
può rispondere tramite la scheda consegnata recentemente, mantenendo
la facoltà di modificare opinione in qualunque momento. Nel caso
non si risponda a tale consultazione la legge, quando sarà operativa,
prevede che il silenzio corrisponde all’assenso e si divenga così
donatori potenziali.
Per molti questa consultazione
è un’occasione per riflettere su un aspetto dell’esistenza umana
che il più delle volte viene accantonato: quello del morire. Superato
il blocco psicologico e sociologico che ha portato a nascondere la morte,
siamo invitati a pensare con anticipo alla possibilità di offrire
al momento della nostra morte, senza alcuna ricompensa, una parte del nostro
corpo a qualcuno, che grazie a noi potrà probabilmente recuperare
il benessere e la salute. Grazie al progresso biomedico possiamo vivere,
oltre la morte, la nostra dimensione oblativa e la capacità di farci
dono per il prossimo. Questo – ha ricordato Giovanni Paolo II – è
“un atto di grande amore, quell’amore che dà la vita per gli altri”.
In questo gesto,
l’operatore sanitario è chiamato a divenire, in modo responsabile,
mediatore di una donazione umana: tramite lui si celebra un atto d’amore,
compiuto da una persona, affinché un altro possa vivere.