Che
cosa si aspetta il paziente dal medico? Di essere guarito? Certamente!
Ma, tante volte vorrebbe porgli una domanda: perché sono malato?
Che senso ha la sofferenza? La risposta, forse, non si trova nei libri
di medicina, ma è frutto di una riflessione umana che il medico
per primo, in quanto uomo, è chiamato a fare, non certo per fornire
risposte preconfezionate a chi gli sta davanti. Invece, il confronto personale
con la sofferenza rende capace il medico di accogliere il paziente, di
accompagnarlo in quel tratto di cammino con la sua capacità terapeutica
e palliativa e, se il caso, di riflettere con lui sul significato della
sofferenza.
Il
dolore, quindi, non interpella il medico solo come “tecnico” o come terapeuta,
ma, ancor prima, come esperto di umanità: come “filosofo” insegnava
l’etica ippocratica.
Nel
caso del bambino il tema della sofferenza è particolarmente delicato
a motivo del soggetto coinvolto. Perché il bambino soffre? Da qui
dovrebbe iniziare una riflessione coraggiosa ed umile in grado, poi, di
evidenziare eventuali responsabilità precise nei confronti della
sofferenza dei bambini, responsabilità di ordine familiare, psicologico,
medico, sociale, etc.
Per questa ricerca si può
vedere: