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RU486
IN LIGURIA |
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Nei
giorni scorsi l'Arcivescovo di Genova ha mostrato molta preoccupazione per
l'introduzione in Liguria del "dolce aborto". Così viene
ora chiamato il farmaco abortivo, noto agli esperti come RU 486.
Uno strumento di morte, presentato come progresso della medicina, perché
evita alla donna la sofferenza e il disagio di un aborto chirurgico. È
facile prevedere che il successo sarà ampio.
Davvero, la donna è tutelata? Parliamo, innanzitutto, della sua salute.
Notizie che arrivano dagli Stati Uniti e riportate ampiamente da "Avvenire"
(17/11/05) dicono che il mifepristone, la sostanza chimica di cui è
composto il farmaco abortivo, è responsabile di alcune infezioni, che,
diffuse rapidamente, hanno già portato al decesso di alcune donne.
Per ora, i casi segnalati sono pochi, ma l'attenzione si è fatta alta
e in alcuni Stati è già stato diffuso un memorandum, destinato
a medici e pazienti, per avvertire circa i rischi e per raccomandare alle
donne che faranno uso del farmaco abortivo di contattare immediatamente il
personale medico nel caso si manifestino insorgenze gravi.
Ma, in pericolo c'è qualcosa di più grande: la maternità
stessa, che è un dono proprio della donna, affidatole da Dio stesso.
Le fasi, poche per la verità, attraverso cui si compie l'aborto chimico,
sono sufficienti ad umiliare questo bene grande.
Si presume sia avvenuto un concepimento e, quindi, sia sorta una nuova vita;
senza alcun senso di responsabilità nei suoi confronti e tanto meno
nei confronti del padre, l'eterno escluso, la donna viene invitata ad assumere
quella tavoletta assassina, quel "pesticida umano", come lo aveva
definito Jérome Lejeune, che non le dà molto tempo per riflettere,
così da essere dissuasa.
E, poi, parte il conto dei dieci giorni, termine del controllo da parte del
medico. In quel lasso di tempo si consuma l'agonia del bambino nel grembo
materno, ma se lei, la madre, cambiasse idea, non potrebbe più tornare
indietro. Insomma, la pillola abortiva snatura le cose e trasforma la attesa
del figlio, nell'attesa della sua morte.
A questo si aggiunga che, violare la maternità, è causa in modo
leggero o grave di una vera e propria sindrome post-abortiva: la donna va
incontro ad un vero e proprio lutto; questa situazione è accresciuta
dal fatto che l'aborto in casa la investe donna di responsabilità e
sensi di colpa maggiori.
La maternità è umiliata, perché si priva la donna della
possibilità di pensare, perché l'assunzione del farmaco è
presentato come forma di libertà, perché nessuno più
aiuta la madre a porsi responsabilmente davanti alla vita. Tutto questo non
è progresso, ma barbarie.
Inoltre, ci sono motivi seri per ritenere che l'introduzione del "dolce
aborto" vada contro la legge 194, che regolamenta l'aborto in Italia;
almeno per due motivi: lo Stato ritiene che la vita sia un bene prezioso e
per questo domanda alla donna, che desidera abortire, un periodo di ripensamento
ed invita le strutture pubbliche ad impegnarsi per rimuovere le cause che
possono portare all'uccisione del figlio. Inoltre, la stessa legge invita
a dispiegare una vasta gamma di iniziative per spiegare, specialmente alla
donna, le forme per la regolazione delle nascite e il significato della gravidanza.
Ci accorgiamo come di fatto siamo lontani dalle indicazioni e dallo spirito
della legge. E, pertanto, come la scelta di introdurre la RU 486 sia evidentemente
contro il bene comune e le istanze fondamentali della società. Il figlio
non è affare privato, ma bene della società: senza figli non
c'è futuro!
La Chiesa avverte forte la missione nei confronti dell'uomo e, pertanto, è
da sempre schierata a difesa della vita prenatale. Benedetto XVI, ricevendo
mercoledì 16 i delegati del Movimento per la Vita, ha ribadito che
"la vita va difesa dal concepimento alla morte naturale" e ha lodato
l'azione trentennale del Movimento: "impegnandovi a prevenire l'aborto
volontario, con un'attenta azione di supporto per le donne e le famiglie,
voi collaborate a scrivere pagine di speranza per il futuro dell'umanità,
proclamando in maniera concreta il "Vangelo della Vita".
Ora, è molto importante che accanto alla parola dei Pastori, ci sia
una chiara testimonianza e un impegno pubblico delle famiglie cristiane e
delle associazioni familiari per annunciare: la dignità della maternità;
la complementarietà e la pari dignità dell'uomo e della donna
in merito alla trasmissione della vita; il valore unico e insostituibile della
famiglia fondata sul matrimonio.
MARCO
DOLDI
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