Saluto 
di S.E. Dionigi Card. Tettamanzi

Arcivescovo di Milano

La riflessione teologica ha considerato con grande interesse e seguito con cura la nascita e lo sviluppo continuo della “bioetica”.
Non poteva non farlo. Alcuni problemi, come quelli legati alla vita umana nascente, appartenevano da sempre all’insegnamento morale della Chiesa. Altri problemi si presentano oggi ben più complessi che non in passato: proprio per questo esigono di essere affrontati con grande saggezza e rinnovato coraggio.
Lo sviluppo scientifico attuale è applicato dalla medicina all’uomo, giungendo a interventi di ingegneria genetica, a tecniche di fecondazione artificiale, a trapianti d’organi, e ad altro. Ora l’intervento sull’uomo suscita interrogativi etici inediti e radicali, a partire dall’irrinunciabile esigenza di stabilire quando la tecnica promuove l’uomo o invece ne contraddice e offende l’inviolabile dignità.
Come ha scritto il Papa nella sua prima enciclica, “l’uomo è la prima e fondamentale via della Chiesa, via tracciata da Cristo stesso” (Redemptor hominis, 14). Per questo, tutto ciò che tocca l’uomo non può non riguardare anche la Chiesa, la sua riflessione e missione.
In una simile prospettiva diversi teologi moralisti hanno tratteggiato un modello etico di riferimento per rendere ragione della grandezza e della dignità dell’uomo nell’attuale bioetica e per valutare conseguentemente la liceità degli interventi tecnici. Si è configurato così, tra i vari paradigmi etici contemporanei, il personalismo cristiano, punto d’incontro dei diversi studiosi cattolici e stimolo comune per nuove e più approfondite riflessioni di bioetica.
Il personalismo non si limita a dare la risposta agli interrogativi bioetici puntuali, ma ancor prima aiuta la medicina a non ridurre mai l’uomo a un insieme di cromosomi, a un semplice materiale biologico, a un complesso di organi e di funzioni. Nell’uomo, in particolare nel paziente, c’è ben di più: c’è dignità personale, sofferenza, domanda di un senso della vita, richiesta di assistenza e di amore. Il rischio ricorrente, invece, è quello di una scienza medica sempre più forte e di un’attenzione sempre più debole alla persona.
Di qui il valore liberante ed esaltante del personalismo, con la sua affermazione chiara e vigorosa: l’uomo è un’unità fisico-psichico-spirituale e secondo questa verità deve essere considerato e trattato da chiunque lo avvicina.
E’ responsabilità di tutti fare in modo che la prassi medica mantenga o ritrovi una sua caratteristica nativa ed essenziale: quella di essere “umana”, al servizio cioè dell’uomo nella sua totalità e unità di dimensioni e di valori, e questo non solo curandolo, ma anche assistendolo e operando per il suo vero bene, rinunciando a quegli interventi che, pur essendo tecnicamente possibili, sono eticamente inaccettabili perché contrari alla dignità dell’uomo.
Il personalismo cristiano costituisce oggi la via privilegiata dell’incontro e del dialogo con chi si professa non credente – abitualmente si dichiara “laico” – su importanti problematiche legate alla vita dell’uomo. Ma ancor più profondamente, esso stimola la riflessione su temi nodali sui quali si registrano spesso incertezze, confusioni e crisi, come sono quelli della verità morale, della libertà, della coscienza, del senso umano del nascere e del vivere, del soffrire e del morire.

+ Dionigi Card. Tettamanzi
.
chiudi questa finestra
.

 


.
.